Día de los Muertos in Messico: vivere la festa che ha conquistato il mondo, tra Oaxaca, Pátzcuaro e Città del Messico

Fabio Albanese, consulente esperto del Messico

Immagina una notte di inizio novembre. Il cimitero non è silenzioso, è pieno di vita. Migliaia di candele illuminano le tombe coperte di fiori arancioni, l’aria profuma di copal e pane dolce, una banda suona a pochi passi da una famiglia che cena accanto ai propri cari. Nessuno piange: si ride, si racconta, si brinda. Benvenuto al Día de los Muertos.

Per molti è la festa vista nei film, quella dei teschi colorati e delle Catrine dal volto dipinto. In realtà è molto di più: è il modo in cui il Messico ha scelto di guardare la morte, non come una fine ma come un ritorno. Per due giorni l’anno, si crede, le anime dei defunti tornano a far visita ai vivi. E i vivi le accolgono con il cibo che amavano, la musica che ascoltavano, le foto di quando erano in vita.

Oggi questa tradizione è diventata un fenomeno globale, celebrata da Los Angeles a Milano. Ma viverla dove è nata è tutta un’altra cosa. Per raccontarla nel modo giusto ci siamo affidati a Fabio Albanese, PRP su Messico di Evolution Travel, che ha contribuito a questo articolo con la sua esperienza diretta e i consigli raccolti in anni di viaggi nel paese.

Perché scegliere il Messico per il Día de los Muertos

Il Día de los Muertos unisce le antiche credenze preispaniche, in particolare azteche e purépecha, con il calendario cattolico arrivato con gli spagnoli. Si celebra tra il 31 ottobre e il 2 novembre: il 1° novembre è dedicato ai bambini scomparsi, i cosiddetti angelitos, mentre il 2 novembre si ricordano gli adulti. Nel 2008 l’UNESCO ha iscritto le festività indigene dedicate ai morti nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Quello che rende unico un viaggio in questo periodo è la varietà. Ogni regione, a volte ogni villaggio, ha i propri riti. Nelle grandi città prevalgono le parate e le installazioni artistiche, nei paesi di montagna le veglie notturne nei cimiteri, nello Yucatán la tradizione maya dell’Hanal Pixán. Puoi vivere tre feste diverse in un solo viaggio.

Un’esperienza oltre i cliché

Il rischio, oggi, è vedere solo la versione “da cartolina”: trucco da Catrina, selfie e parate. È bello anche questo, ma è solo la superficie.

«La prima volta che ho passato la notte del 1° novembre in un cimitero di Michoacán mi sono sentito quasi un intruso. Poi una signora mi ha offerto un tamal e mi ha raccontato chi era il marito sepolto lì accanto. È in quel momento che capisci cos’è davvero questa festa: un atto d’amore, non uno spettacolo.» – Fabio Albanese

Dove vivere il Día de los Muertos: le tappe da non perdere

Città del Messico: la festa in grande

La capitale è il punto di partenza ideale. Lo Zócalo ospita ogni anno grandi installazioni e altari monumentali, mentre il Gran Desfile de Día de Muertos sfila lungo Paseo de la Reforma con carri allegorici, scheletri giganti e migliaia di figuranti. Curiosamente, la parata è nata solo nel 2016, ispirata dalla scena d’apertura del film di James Bond Spectre.

Da non perdere anche San Andrés Mixquic, nella parte sud della città, dove la notte del 2 novembre si tiene l’alumbrada: il cimitero viene illuminato da migliaia di candele. Atmosfera completamente diversa da quella del centro, molto più raccolta e tradizionale.

Oaxaca: la capitale culturale della festa

Se c’è un luogo che concentra tutta l’anima del Día de los Muertos, è Oaxaca. Qui la festa dura giorni. I mercati si riempiono di cempasúchil (il fiore arancione simbolo della ricorrenza), pane de muerto, cioccolato e mezcal. Per le strade sfilano le comparsas, gruppi mascherati che ballano accompagnati dalle bande.

Cosa vedere a Oaxaca
  • I cimiteri di Xoxocotlán, dove le famiglie vegliano tutta la notte tra fiori e candele
  • I tapetes de arena, tappeti di sabbia colorata realizzati per le strade e nei cortili
  • Il mercato 20 de Noviembre, per assaggiare i piatti tipici della festa
  • Gli altari allestiti in case, negozi e piazze del centro storico

Pátzcuaro e l’isola di Janitzio: la festa più intima

Nello stato di Michoacán, sulle rive del lago di Pátzcuaro, si vive la versione più antica e spirituale della festa. Le comunità purépecha attraversano il lago in canoa con le candele accese per raggiungere l’isola di Janitzio, dove si veglia nel cimitero fino all’alba. È un’esperienza di grande suggestione, ma richiede rispetto e discrezione.

Mérida e lo Yucatán: l’Hanal Pixán maya

Nello Yucatán la festa prende il nome di Hanal Pixán, “il cibo delle anime” in lingua maya. Il piatto simbolo è il mucbipollo, una sorta di grande tamal cotto sottoterra. È la tappa perfetta se vuoi unire la festa a qualche giorno di mare sui Caraibi o alla visita dei siti archeologici.

I simboli della festa: impara a leggerli

Prima di partire vale la pena conoscere il significato di ciò che vedrai:

  • L’ofrenda: l’altare domestico con foto, cibo, bevande e oggetti cari al defunto
  • Il cempasúchil: il suo colore e il profumo guidano le anime verso casa
  • Il papel picado: carta traforata colorata che rappresenta il vento e la fragilità della vita
  • Le calaveras de azúcar: teschi di zucchero con il nome dei defunti (o dei vivi, per scherzo)
  • Il pan de muerto: pane dolce decorato con forme che richiamano le ossa
  • La Catrina: l’elegante scheletro femminile diventato icona nazionale

«Consiglio sempre ai miei clienti di comprare qualcosa al mercato e di allestire una piccola ofrenda in hotel, magari con la foto di una persona cara. Sembra un gesto piccolo, ma cambia completamente il modo in cui vivi i giorni successivi.» – Fabio Albanese

 

I consigli pratici del consulente

Il Día de los Muertos è uno dei periodi più richiesti dell’anno in Messico. Organizzarsi bene fa la differenza tra un viaggio vissuto e uno subìto.

  • Periodo migliore: arriva almeno il 29-30 ottobre per vivere i preparativi e trattieniti fino al 2-3 novembre
  • Quando prenotare: con 6-8 mesi di anticipo, soprattutto per Oaxaca e Pátzcuaro, dove le strutture vanno esaurite molto presto
  • Clima: è stagione secca, giornate miti ma serate fresche in altura (Oaxaca e Pátzcuaro sono sopra i 1.500 metri): porta una giacca leggera per le veglie notturne
  • Rispetto nei cimiteri: chiedi sempre il permesso prima di fotografare le famiglie e le tombe, niente flash e niente droni
  • Trucco da Catrina: puoi farlo, ma evitalo nei cimiteri e durante le veglie familiari

«Il mio consiglio più importante? Non provare a vedere tutto. Meglio due tappe vissute bene che quattro città di corsa. E se vai a Janitzio, parti nel pomeriggio: la sera l’imbarcadero si riempie e rischi di passare ore in fila.» – Fabio Albanese

Curiosità – Lo sapevi?

La Catrina non nasce come simbolo della festa, ma come satira. L’incisore José Guadalupe Posada, all’inizio del Novecento, disegnò uno scheletro di donna con un cappello elegante per prendere in giro i messicani che rinnegavano le proprie radici per imitare la moda europea. Fu il pittore Diego Rivera a battezzarla “Catrina” e a renderla celebre, inserendola nel murale Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central (1947). Da allora è diventata il volto del Día de los Muertos in tutto il mondo, anche grazie al successo del film Pixar Coco (2017).

Domande frequenti sul Día de los Muertos in Messico

Quando si festeggia il Día de los Muertos in Messico?
Le celebrazioni principali si svolgono tra il 31 ottobre e il 2 novembre. Il 1° novembre è dedicato ai bambini defunti, il 2 novembre agli adulti. In molte località, come Oaxaca, i preparativi e le feste iniziano già alcuni giorni prima. Fabio Albanese consiglia di arrivare almeno il 29-30 ottobre per vivere anche l’allestimento degli altari e dei mercati.

Dove si vive meglio il Día de los Muertos?
Dipende da cosa cerchi. Città del Messico offre la grande parata e le installazioni nello Zócalo, Oaxaca è il cuore culturale della festa, Pátzcuaro e Janitzio regalano l’esperienza più intima e tradizionale, mentre Mérida permette di scoprire l’Hanal Pixán maya. Un itinerario ben costruito può combinare due o tre di queste tappe.

Si possono visitare i cimiteri durante la festa?
Sì, i visitatori sono generalmente ben accolti, ma è fondamentale comportarsi con rispetto. Si tratta di momenti privati per le famiglie: chiedi il permesso prima di scattare foto, evita il flash, parla a bassa voce e non entrare negli spazi delle tombe. Un piccolo gesto, come portare un fiore, viene spesso apprezzato.

Il viaggio per il Día de los Muertos è adatto alle famiglie con bambini?
Sì, la festa è vissuta con allegria anche dai bambini messicani, che partecipano ai preparativi e alle parate. Le veglie notturne nei cimiteri possono essere impegnative per i più piccoli, quindi è consigliabile privilegiare le attività pomeridiane e serali nei centri storici. Fabio Albanese può costruire un itinerario calibrato sulle esigenze della famiglia.

Quali documenti servono per andare in Messico?
Per i cittadini italiani che viaggiano per turismo è sufficiente il passaporto valido per tutta la durata del soggiorno. Prima di partire è sempre consigliabile verificare le informazioni aggiornate sul sito Viaggiare Sicuri della Farnesina. Il team di Evolution Travel ti supporta anche nella verifica dei documenti necessari.

Una festa che ti insegna a guardare la vita in un altro modo

Il Día de los Muertos non è solo una tradizione da osservare: è un’esperienza che ti cambia la prospettiva. Tra altari colorati, veglie illuminate dalle candele e parate che riempiono le strade, scopri un Messico autentico, profondamente legato alle sue radici e capace di trasformare il ricordo in una celebrazione. Viverlo con la guida di chi conosce il paese significa andare oltre la superficie e portarsi a casa qualcosa di più di qualche bella foto.

Vuoi partire anche tu?

Contatta Fabio Albanese e il team di Evolution Travel per costruire il tuo viaggio in Messico per il Día de los Muertos: ti aiuteranno a scegliere le tappe giuste, i tempi e le strutture più adatte a te.



     

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