Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e viaggi che si misurano in silenzio. L’Islanda interna appartiene alla seconda categoria: un altopiano di pietra, muschio e vapore dove non ci sono paesi, non ci sono distributori, non c’è quasi nessuno. Solo strade sterrate, montagne color ruggine e il rumore del vento.
In mezzo a tutto questo, a circa 200 chilometri da Reykjavík ma in un’altra dimensione, c’è l’Highland Base di Kerlingarfjöll: un hotel di alto livello costruito nel cuore delle Highlands islandesi, raggiungibile soltanto con un fuoristrada. Non è una tappa da mettere in mezzo a un itinerario di passaggio. È un posto dove si va apposta, e dove conviene fermarsi almeno due notti.
A raccontarcelo è Manuela Aprile, Promotrice di Riferimento Prodotto e Tour Operator Islanda per Evolution Travel, che l’Highland Base lo ha visitato e provato di persona ad agosto 2026 insieme alla collega Laura Lombardi, con l’obiettivo preciso di capire se fosse davvero all’altezza di quello che promette. Risposta breve: sì. Risposta lunga: continua a leggere.
Perché scegliere le Highlands islandesi
Chi visita l’Islanda per la prima volta segue quasi sempre lo stesso schema: Circolo d’Oro, costa sud, laguna glaciale, eventualmente il giro completo della Ring Road. Sono itinerari bellissimi, e c’è un motivo se funzionano. Ma tutto quello che sta al centro dell’isola — l’interno, gli altopiani, quello che gli islandesi chiamano hálendið — resta fuori dal viaggio della maggior parte delle persone.
Kerlingarfjöll è una catena montuosa che si trova esattamente lì, nel mezzo geografico dell’Islanda, ed è una riserva naturale protetta. È fatta di picchi di riolite nei toni del rosso, dell’ocra e del bruno, di nevai che resistono anche ad agosto e di valli attraversate da fumarole. Non assomiglia a nient’altro che si veda nel resto del Paese, e soprattutto non assomiglia a niente che si veda dal finestrino di un pullman.
Un’esperienza oltre i cliché
La differenza, qui, non è il panorama in più: è la quantità di persone attorno a te. Sulla costa sud ci si ferma in parcheggi pieni di pullman e si fa la fila per fotografare una cascata. A Kerlingarfjöll si cammina per ore incrociando una manciata di escursionisti. È lo stesso Paese, ma è un’altra esperienza: qui l’Islanda smette di essere una cartolina e diventa un posto reale, con il suo silenzio e il suo odore di zolfo.
Come si arriva a Kerlingarfjöll: si passa solo di lì
Questo è il punto che va chiarito prima di tutto il resto, perché condiziona l’intera organizzazione del viaggio.
L’Highland Base si trova lungo la F347, una strada di montagna che si stacca dalla 35, la celebre Kjölur (Kjalvegur), il tracciato che taglia l’Islanda da Gullfoss fino al nord verso Blönduós, passando fra i ghiacciai Langjökull e Hofsjökull. Da Reykjavík sono circa 200 chilometri e tra le tre ore e mezza e le quattro ore di guida in condizioni normali, ma il tempo dipende molto dal fondo stradale e dal meteo.
Il 4×4: obbligatorio sull’ultimo tratto, indispensabile su tutto il resto
Qui va fatta una precisazione che confonde parecchi viaggiatori. La Kjölur, dopo i lavori di miglioramento del fondo e in assenza di guadi da attraversare, è stata declassata: oggi non è più classificata come strada F, ma semplicemente come strada 35. Sulla carta, quindi, non esiste più l’obbligo di legge del quattro ruote motrici.
Nella pratica, però, la sostanza non cambia. Resta una pista di ghiaia lunga e remota, ondulata, con buche e washboard, senza distributori né officine nel raggio di decine di chilometri, e la maggior parte dei noleggi continua a non autorizzare i veicoli 2WD su quel tratto: guidarci con una due ruote motrici significa quasi sempre violare il contratto e restare senza copertura assicurativa in caso di danni. Percorrerla senza 4×4 è una scelta che non consigliamo a nessuno.
E per Kerlingarfjöll il discorso si chiude comunque: la deviazione sulla F347 è a tutti gli effetti una strada F, quindi riservata per legge ai veicoli a quattro ruote motrici. È anche il tratto più impegnativo del percorso, più ripido e sconnesso rispetto alla Kjölur. Senza 4×4, all’Highland Base non ci si arriva.
Le opzioni sono due:
- Auto a noleggio 4×4, verificando in fase di prenotazione che il veicolo sia espressamente autorizzato sulle strade F (non tutti i SUV lo sono) e controllando ogni mattina lo stato delle piste sul sito dell’ente stradale islandese.
- Transfer dell’hotel, la soluzione più semplice per chi non se la sente di guidare sullo sterrato, per chi viaggia in inverno o per chi vuole godersi il paesaggio senza tenere le mani sul volante.
D’inverno il discorso cambia: la Kjölur chiude con le prime nevi e si arriva solo con mezzi attrezzati. In quel caso il transfer non è un’alternativa, è l’unica via.
L’Highland Base: cosa aspettarsi davvero
La sorpresa, arrivando, è il contrasto. Fuori c’è il nulla assoluto; dentro c’è una struttura curata nei dettagli, calda, contemporanea, di livello internazionale.
Le sistemazioni
L’hotel è organizzato su due anime: l’ala nuova, con camere deluxe e suite dalle grandi vetrate affacciate sulle montagne, e l’ala storica ristrutturata, con camere standard dall’atmosfera più rustica ma altrettanto accogliente. Ci sono poi i lodge, residenze indipendenti di 44 metri quadri con zona giorno ribassata e finestre panoramiche, pensate per chi cerca privacy totale. In estate la proprietà accoglie anche capanne a triangolo e un campeggio sul fiume, ma sono un altro tipo di esperienza: per chi vuole comfort, la scelta è camera o lodge.
Nessuna TV nelle stanze. Una scelta voluta, e dopo mezz’ora non ti manca.
I bagni geotermici
Il cuore della struttura sono le Highland Baths: tre vasche collegate fra loro alimentate dall’acqua geotermica della zona, più una sauna. Il dettaglio geniale è che un passaggio sotterraneo collega le camere al ristorante e alle terme: puoi immergerti nell’acqua calda mentre fuori soffia il vento dell’altopiano senza dover attraversare il piazzale in accappatoio.
Il ristorante
Il ristorante propone una cucina sostanziosa, con colazione a buffet inclusa e cene servite anche in formula buffet. Considerando che nel raggio di decine di chilometri non esiste nient’altro, il fatto che si mangi bene non è un dettaglio secondario: è una parte importante del soggiorno. La struttura ha ricevuto la MICHELIN Key, riconoscimento che la Guida assegna agli hotel di particolare qualità.
Cosa si fa a Kerlingarfjöll
Il trekking a Hveradalir
È l’escursione simbolo dell’area. Il sentiero parte da Ásgarður, cioè da dietro l’hotel, e sale gradualmente verso il passo per poi scendere nella valle geotermica di Hveradalir, letteralmente “la valle delle sorgenti calde”: un anfiteatro di vapori, pozze bollenti, ruscelli caldi e terra colorata di giallo, arancio e rosso. L’anello completo è di circa 11-12 chilometri con poco più di 500 metri di dislivello, ben segnalato da paletti blu e cartelli agli incroci.
Il terreno può essere fangoso e scivoloso, e l’odore di zolfo è intenso. Scarponi impermeabili e antivento non sono opzionali. Si resta sempre sui sentieri segnati: il suolo geotermico è fragile e, in alcuni punti, pericolosamente caldo.
Le camminate brevi
Chi non vuole affrontare l’anello completo trova percorsi da una o due ore nei dintorni della struttura, con scorci sulle montagne e sul fiume Ásgarðsá. Si può anche raggiungere Hveradalir in auto lungo l’ultimo tratto di pista e camminare solo nell’area geotermica.
Non fare assolutamente nulla
È l’opzione che Manuela consiglia di non sottovalutare. Due notti qui funzionano benissimo anche senza obiettivi: colazione lenta, un’ora nelle vasche calde, un libro davanti alla vetrata, una passeggiata corta, di nuovo le vasche. È uno dei pochi posti in Europa dove il concetto di “staccare” si realizza alla lettera, per mancanza fisica di alternative.
L’aurora boreale nelle Highlands
Dalla fine di agosto le notti islandesi tornano abbastanza buie da permettere l’avvistamento dell’aurora boreale, e Kerlingarfjöll parte con un vantaggio enorme rispetto a qualsiasi località costiera: qui non esiste inquinamento luminoso. Nessun lampione, nessun paese all’orizzonte, nessun bagliore.
Durante il sopralluogo di fine agosto, la seconda notte ha regalato un’aurora intensa, verde, in movimento sopra le montagne: nessuna luce artificiale nel raggio di chilometri e le vasche calde a due passi. Vederla da qui è un’esperienza diversa rispetto a inseguirla in auto lungo la costa.
L’aurora, va detto, non si prenota: dipende dall’attività solare e dal cielo sereno. Ma fermarsi due notti in un posto buio aumenta molto le probabilità rispetto a una toccata e fuga.
I consigli pratici della consulente
Qualche indicazione concreta per organizzare al meglio il soggiorno:
- Periodo migliore: da fine giugno a metà settembre per avere le piste aperte e i sentieri percorribili. Chi punta anche all’aurora dovrebbe orientarsi su fine agosto-settembre, quando le notti tornano buie ma la Kjölur è ancora transitabile.
- Quante notti: almeno due. Con una sola notte si passa più tempo a guidare che a godersi il posto.
- Quando prenotare: con largo anticipo. La struttura ha una capienza limitata rispetto alla domanda e l’alta stagione estiva si esaurisce con mesi di preavviso.
- Auto: se noleggi, prendi un 4×4 e chiedi conferma scritta che il mezzo sia abilitato alle strade F e che l’assicurazione le copra. Il fatto che la Kjölur non sia più classificata come strada F non cambia la sostanza: sull’altopiano il fuoristrada serve. Altrimenti, transfer.
- Cosa mettere in valigia: scarponi impermeabili, guscio antivento e antipioggia, strati termici, costume e ciabatte per le terme, occhiali da sole. Anche ad agosto in altopiano fa freddo e il meteo cambia nel giro di un’ora.
- Connettività: copertura limitata. Scarica le mappe offline prima di partire.
Il consiglio più importante, però, è un altro: non riempire l’itinerario. Meglio togliere una tappa e dormire due notti nelle Highlands che collezionare cascate di corsa. Un viaggio si ricorda per i momenti in cui ci si è fermati.
Curiosità – Lo sapevi?
La pista Kjölur non è una strada turistica moderna: è un tracciato storico. Già intorno all’anno Mille veniva usata dagli islandesi del nord per attraversare l’interno dell’isola e raggiungere il sud, ed è stata per secoli una via di transito per uomini e cavalli. Percorrerla oggi in fuoristrada significa seguire, più o meno, la stessa linea che seguivano i vichinghi mille anni fa.
Domande frequenti su Kerlingarfjöll e le Highlands islandesi
Come si arriva all’Highland Base di Kerlingarfjöll? Si arriva percorrendo la Kjölur (strada 35) da Gullfoss e poi deviando sulla F347. Sono circa 200 chilometri da Reykjavík, tra tre ore e mezza e quattro ore di guida. La F347 è una strada F e richiede per legge un veicolo 4×4 autorizzato; in alternativa c’è il transfer organizzato dall’hotel, la soluzione più comoda per chi non vuole guidare su sterrato o viaggia fuori stagione.
Quando è il periodo migliore per visitare le Highlands islandesi? La finestra utile va da fine giugno a fine settembre, quando le piste dell’interno sono aperte. Luglio e agosto offrono le condizioni più stabili per il trekking; fine agosto e settembre aggiungono la possibilità di vedere l’aurora boreale, perché le notti tornano scure.
Quanti giorni servono per Kerlingarfjöll? Il minimo sensato sono due notti: una per arrivare e ambientarsi, una piena per il trekking a Hveradalir e per le terme. Kerlingarfjöll si inserisce bene in un itinerario islandese di dieci-dodici giorni, come tappa centrale fra il sud e il nord dell’isola.
Si può andare a Kerlingarfjöll senza 4×4? No. La Kjölur è stata declassata da strada F a semplice strada 35, quindi su quel tratto l’obbligo di legge non c’è più, ma resta una lunga pista di ghiaia che i noleggi non autorizzano ai veicoli 2WD e che sconsigliamo senza fuoristrada. L’ultimo tratto, la F347 che porta all’hotel, è invece una strada F a tutti gli effetti: lì il 4×4 è obbligatorio. Chi non dispone di un fuoristrada può prenotare il transfer della struttura.
Quanto costa un viaggio in Islanda con soggiorno nelle Highlands? L’Islanda è una destinazione a costo elevato e la quota dipende da periodo, durata, tipo di sistemazione e formula di trasporto. Manuela Aprile prepara un preventivo personalizzato in base all’itinerario e al livello di comfort desiderato: è il modo più affidabile per avere una cifra reale invece di una stima generica.
Serve il visto per andare in Islanda? No. L’Islanda fa parte dell’area Schengen: per i cittadini italiani è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio o il passaporto in corso di validità.
Le Highlands non sono una deviazione: sono il motivo per cui si va in Islanda
Si può visitare l’Islanda restando sulla Ring Road e tornare a casa contenti. Ma chi sceglie di deviare verso l’interno, di guidare due ore su una pista di ghiaia senza incrociare nessuno e di fermarsi due notti in mezzo a montagne che fumano, torna con un’altra idea del Paese.
L’Highland Base rende tutto questo accessibile senza rinunciare al comfort: un letto vero, una cena calda, tre vasche geotermiche e, con un po’ di fortuna, un’aurora sopra la testa. È la sintesi migliore fra avventura e cura del dettaglio che l’Islanda oggi possa offrire.
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